La visione delle videoproiezioni è riservata ai soci del circolo "Fuori quadro", in possesso della tessera vidimata dalla SIAE per l'anno in corso (chi non fosse ancora iscritto può ritirarla presso la reception della manifestazione)
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BRAINSTORM - GENERAZIONE ELETTRONICA (Brainstorm,
USA 1981, 98') di Douglas Trumbull; con Christopher Walken,
Natalie Wood, Louise Fletcher, Cliff Robertson, Joe Dorsey Soggetto
di Bruce Joel Rubin.
Non si è ancora riflettuto abbastanza (da parte della critica
ufficiale soprattutto) sulla portata e sull'importanza che ha avuto
per gli sviluppi dei genere che si analizza in questo volume un'opera
come Brainstorm.Squarci di grafica poligonale in
simil-cyberspazio, innesti cerebrali, sesso virtuale, sim-stim,
hacking, con tanto di multinazionale in mezzo, rivelano allo
spettatore dei 1981 un mondo totalmente (o quasi) inedito, così
diverso da quelli descritti dalla fantascienza tradizionale, che il
rapportarvisi è alquanto difficile, se non impossibile, per
l'assoluta mancanza di categorie e strumenti cognitivi atti alla
penetrazione e partecipazione dello stesso. Dunque non stupisce
affatto che la pellicola all'epoca sia stata accolta tiepidamente e
poco capita. Stupisce (meglio dire, colpisce), invece, come
retrospettivamente un film dei genere appaia il primo e vero
antesignano "consapevole" dei cyber-cinema: rivelatore
e anticipatore di idee sulle quali si reggeranno numerose opere a
seguire (da Tron a Fino alla fine dei mondo, da WarGames a Strange Days,
passando per Il Taglíaerbe). Seminale.
Dedicato a Natalie Wood, morta poco prima della fine delle riprese, e diretto dal mago degli f/x Douglas Trumbull (top)
AUTOMATIC (id., USA, 1994,
86') di John Muriowski; con Olivier Gruner, Daphne Ashbrook, John
Giover, Jeff Kober, PennyJohnson.
Se è vero che gli uomini artificali sono tradizionalmente
destinati a ribellarsi ai loro creatori, allora i miti e
bamboleggianti automatic dal sorriso languido non sfuggono
alla regola. Ma cosa accade quando un organismo cibernetico ne
incontra un altro che non sa di esserlo? Guai naturalmente, anche
perché l'automatic in questione è un bel
bambolottone che impedisce ad un dirigente della Robgen, l'azienda
che io ha costruito, di molestare pesantemente una sua impiegata.
Scopriremo poi che costei, una bambolottaniente male, è un
prototipo avanzato di femmina artificiale che ignora di essere una
macchina, mentre pare esserne ai corrente il suo salvatore.
Probabilmente risiede proprio in questa specie di solidarietà
fra simili il motivo della sua ribellione. Per fermarli
Goddard Marx (J. Giover), capo della Robgen, ingaggia una squadra di
mercenari che, con gran spreco di munizioni, tenta di distruggerli.
Eros e Thanatos si intrecciano in questa storiellina ravvivata dagli
innumerevoli bagliori delle armi. (top)
CYBORG (id., USA 1989,88') di
Albert Pyun; con Jean-Claude Van Damme, Deborah Richter, Vincent
Kiyn, Dayie Haddon, Aiex Daniels.
Albert Pyun, cineasta atalentuoso ma di solido e comprovato mestiere,
è uso ambientare le sue storie in scenari postatomici e/o
post-industriali con qualche cyborg di mezzo. Suoi tra gli altri
Impatto vírtuale, Knights, Heatseeker, Cyborg: la vendetta,
Cyborg Terminator /li (alla faccia dei titolo italiano!). Ma ad
inaugurare il filone c'è questo Cyborg dei
1989. Ambientato nel 21' sec., epoca in cui la barbarie ha
soppiantato la civiltà e vige la legge dei "chi fa da
sè...", il film è una corsa ad ostacoli con un
eroe solitario (J.C. Van Damme) impegnato a proteggere una cyborg
inseguita da un feroce evandalico gruppo di assassini. Questa lady-machine
deve a tutti i costi raggiungere incolume Atlanta al fine di
trasmettere agli scienziati dati medici di fondamentale importanza
per la sopravvivennza della specie umana, afflitta da un'epidemia di
peste incurabile.Se Pyun perde dei punti nel concedere prima troppo
poco spazio alla parte inerente la cyberizzazione dei corpo
femminile, poi nel chiamare il proprio protagonista Gibson
(evidentemente la modestia gli fa difetto), li recupera, però,
nel momento in cui gioca il jolly: Van Damme in contro-ruolo. Quando
tutti ci saremmo aspettati di trovarlo perfettamente a suo agio nelle
vesti dell'organismo cibernetico che dà il titolo alla
pellicola, Muscles from Bruxelles dimostra invece di essere
fatto di carne ed avvia la sua carriera verso una sterminata schiera di
roles du physique.Prodotto dai mitici (si fa per dire) GG -
Golan e Giobus -, il film ha due seguiti diretti da Michael
Schroeder: Cyborg 2 (1 993) e Cyborg 3: the creation (1 995).
In quest'ultimo appare, solo per poche pose, la cyborg-icona per
eccellenza: Malcom McDowell. (top)
HARDWARE (id., GB/USA
1990,92') di Richard Staniey; con Dyian McDermott, Stacey Travis,
John Lynch, William Hootkins, lggy Pop, Lemmy.
Un enigmatico nomade trova nel deserto della zona proibita il relitto
di un potente androide da combattimento, il Mark 13, che, per un
difetto dei mícrochip, attacca chiunque gli si pari
dinanzi. Il Mark 13 viene acquistato da un recuperante, Mo, che lo
regala alla sua donna: Jili, scultrice technosleaze. Mal
giiene incorrerà, perché l'androide è
autoriparante e riprenderà vita. Hardware, dei
regista sudafricano Richard Stanley, denuncia fin dal titolo
l'appartenenza incondizionata al cyberpunk. Già l'ispirazione
dello scrípt, tratto dalla miniserie a fumetti Shok!,
pubblicata sulla rivista cuit dei Regno Unito "2000 AD", la
dice lunga. Esterni degradati; panorami desertici costellati da
rifiuti hígh-tech; l'estetica dei junk che in cumuli
identifica le zone antropizzate; il recupero, dei quale vive un
variegato sottobosco di street technologist in parte
già sottoposti all'artificializzazione dei corpi (la mano di
Mo), e che nel junk stesso trova l'ispirazione per bizzarre opere
d'arte.La perenne luminescenza arrossata che palpita nei cieli e
attraversa gli interni incombe su un mondo dove anche il sole sembra
essere l'enorme led di una macchina. Vista fugacemente dalla
finestra, la città assomiglia ad una fetta dello sprawi.
C'è tutto Gibson, fin negli occhiali (ma non a specchio) di
Shades, l'amico di Mo, e aleggiano, nella colonna sonora, i ritmi di
John Shirley (cui guarderà anche Kathryn Bigelow per Strange
Days). (top)
TEKWAR (id., USA 1993, 88') di
William Shatner; con Greg Evigan, Eugene Ciark, Torri lgginson,
William Shatner, Sheena Easton.
Da una serie di novelle scritte da sé medesimo, il trekkiano
William Shatner dirige ed interpreta questa storia di droga e
poliziotti, di guerrigliere votate a sconfiggere il cartello dei
trafficanti dei Tek (una potente droga sintetica microcippata), di
androidi che si innamorano. Si tratta dei pilot dell'omonimo serial
televisivo, risposta futuribile a Míami Vice con
tanto di coppia coloured alla Crockett e Tubbs, ambienti
sofisticati e abitazioni troppo eleganti per essere quelle di tutori
della legge, guest star di prima grandezza e colonna sonora
firmata da una gloria dei rock come Warren Zevon. Gli eff etti
speciali della matríce non sono quelli di Johnny
Mnemonic ma risultano comunque abbastanza efficaci, e non
è male nemmeno l'idea delle file di ologrammi pubblicitari
sospesi sopra le strade. Tra gli interpreti ritroviamo Barry Morse,
una vecchia conoscenza dei serial televisivo Spazío 1999. In
attesa che qualche Tv nostrana acquisti la serie, segnaliamo la
reperibilità di altri tre episodi: Tekjustíce di
Gerard Ciccoritti; Teklab di Timothy Bond; Teklords di
George Bloomfield. (top)
Le recensioni sono tratte da Gianluigi Negri-Roberto S.Tanzi, Cybermovies,
Tunnel edizioni
Le Golem (id., FR 1936, 85') di Julien Duvivier, con Ferdinand Hart e Charles Dorat V.O. sottotitolata.
Nella Praga del '500 il rabbino Löw plasma con l'argilla un
automa potentissimo, il Golem e gli dà vita, grazie ad una
formula magica, per proteggere la comunità israelitica. Tratto
da antiche leggende, piu' volte rielaborate da scrittori tedeschi e
cecoslovacchi il tema è stato sviluppato da numerosi registi. (top)
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